Comune di Roccamandolfi (IS)

Turismo - Riserva Naturale Torrente Callora

L’Area Naturale del Torrente Callora, uno dei numerosi valloni del Matese, è un elemento fisico caratterizzante il territorio di Roccamandolfi per la profonda incisione.
L’Area Naturale è stata di recente dichiarata “Protetta” dal Ministero all’Ambiente, dietro suggerimento dell’Associazione Ambientalista Italia Nostra con denominazione “Torrente Callora”, da sempre era stata indicata dai cittadini di Roccamandolfi con la indicativa espressione: “Arret’ a r’ trron”. Guardando dal paese essa si trova, appunta, a ridosso della Torre e si estende lungo una gola profonda. Il versante della gola che si unisce al castello è tagliato a metà da uno stretto viottolo che fa rimanere in bilico il visitatore tra la sommità del castello e il fondo del vallone, percorso dal torrente “La Callora” appunto.

INQUADRAMENTO GEOGRAFICO-AMBIENTALE
L’Area Naturale del Torrente Callora, geograficamente, è situata sul versante a nord del massiccio del Matese, ai piedi del Monte Miletto, il cui versante ricade in parte nel comune di Roccamandolfi.
E’ una realtà ambientale che non mostra tracce di frequentazioni attuali e che si presenta con una bellezza intatta, con luoghi di aspetto selvaggio, dominata dal famoso ed inaccessibile castello medioevale che contribuisce a dare fascino e interesse storico alla zona.
L’Area Naturale, pur nella sua limitata estensione, è caratterizzata da una varietà di ambienti che si sviluppano ai bordi del torrente Callora, che scorre in una profonda fenditura, e dei valloni Fosso Fornello – sporgenza e Rio Torrone, anch’essi dalle ripide pareti rocciose.

I vari ambienti possono così sintetizzarsi:
• la zona umida della forra del Torrente Callora e le gole dei valloni Fosso Fornello e Rio Torrone;
• la zona a rimboschimento sul versante pi dolce della cima su cui sorge il castello;
• la zona dei pascoli e dei prati sulle parti più alte della forra;
• la zona dei ghiaioni e delle rupi.
L’Area Naturale, che occupa una superficie di circa 50 ettari lungo la forra, è posta ad una latitudine di 41°30’00’’ e costituisce “un habitat assolutamente naturale e ritenuto di pregio per le sue particolari condizioni microclimatiche e vegetazionali, può rappresentare un importante corridoio trofico per diverse specie animali” come si legge dalla relazione finale del corso ENAFOP.
“La Gola dell’area definibile come habitat naturale è costituita da una fossa detta Fossa Fornello, percorsa dal torrente Callora per il suo primo tratto. Quest’ultimo rappresenta un continuum idrogeomorfico. Il Callora è un corso fluviale a carattere torrentizio ed a regime variabile stagionale.
Le sue acque sono alimentate d’inverno dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi a monte, mentre d’estate arriva fin quasi a prosciugarsi per molti dei suoi tratti formando delle pozze.
Il substrato è essenzialmente calcareo con alternanza di dolomie e calcari marmosi”.
Dal punto di vista paesaggistico l’Area è un territorio che comprende le gole del torrente Callora, il cui corso superiore si sviluppa, al di sotto delle balze del castello ed alle spalle dell’abitato di Roccamandolfi, in una gola dalle alte pareti e dallo scenario da Wilderness.
Lo spettacolo che si presenta è quello di un ambiente intatto ed emozionante: una forra con ripide pareti in cui il fiume scorre con salti, anche di notevole altezza. Le acque si dividono in cento rivoli fra pareti rocciose, su cui sono abbarbicate piante di leccio, e che nel periodo della fioritura primaverile, sono tappezzate da una miriade di piante sassifraghe che esplodono in ciondoli di fiori bianchi.
Ma non mancano altre essenze floreali come i bucaneve e i crochi nei periodi più freddi, il giglio rosso, le campanule e le scabiose, che riescono a crescere nelle piccole cengie, dove si accumula un po’ di terreno vegetale, insieme alle semprevive.
Nelle piccole zone a bosco, le piante sono riuscite a crescere nonostante la notevole pendenza delle pareti quasi verticali, in corrispondenza delle quali il loro sforzo si rende evidente per il fenomeno del “soil creep”; il carpino nero è il più diffuso. Riesce a crescere fra le pietraie, in compagnia al maggiociondolo ed all’orniello e a qualche varietà di acero le cui foglie in autunno danno una nota di colore che si staglia sul grigio delle pareti rocciose. Pareti in cui è sempre presente il verde scuro dei lecci, soprattutto sul versante al di sotto del castello, ove troviamo anche il sorbo montano dalle rosse bacche invernali.

ASPETTI FAUNISTICI
La forma “a conca” dell’area determina un riparo delle condizioni climatiche dell’intorno. Grazie a ciò si registrano normalmente temperature più miti rispetto all’ambiente esterno; per questo e anche per la presenza dell’acqua si ha un alto tasso di umidità.
Tali condizioni microclimatiche sono alla base di un fenomeno di inversione del piano vegetazionale. La fitocenosi risulta molto ricca e ciò determina anche una maggiore biodiversità nella zoocenosi. Gli animali infatti trovano in tale ambiente maggiore disponibilità alimentare per la presenza della microzoocenosi acquatica e maggiore varietà di piante.
Ad esempio è molto elevata la presenza degli insettivori che si nutrono di larve ed insetti.
Altra nota di pregio è l’elevato numero di rapaci riscontrabili nelle gole; in particolare le pareti a strapiombo di natura carsica sono preferite per la nidificazione, anche grazie al basso grado di disturbo antropico.
Gli stringiformi (taxon di rapaci notturni) sono anch’essi diffusi in tali ambienti grazie alla grossa disponibilità di muridi; infatti, nell’area è stata rilevata la presenza del gufo.
E’ noto poi che i valloni sono percorsi preferenziali di molti uccelli in migrazione, nonché importanti corridoi tra ambienti umidi per le specie mesofite.
Il callora è un affluente del Biferno, il cui corso è considerato di elevato pregio naturalistico per la presenza di rapaci diurni, come il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno e il nibbio reale.
Fra queste rupi si sentono a proprio agio il corvo, il gheppio e la poiana, insieme al colombaccio, al gufo e alla civetta; nella intricata vegetazione svolazzano stormi numerosi di fringuelli, merli e ghiandaie, vi si può osservare il picchio verde ed in essa si muovono sicuri la volpe, il ghiro, la faina ed il moscardino.
Inoltre, si sono registrate presenze numerose di rapaci, nonché del Corvo imperiale e dello Zigolo nero.

SENTIERO DEL CASTELLO
Il tracciato unisce l’abitato alla famosa rocca; partendo dalla parte bassa dell’abitato, si raggiunge il castello con percorso vario, prima urbano; e nella parte a quote più alte, su un sentierino erboso, all’ombra dei pini.
Punto di partenza è lo spazio antistante la stupenda croce viaria del XIV secolo per poi proseguire attraverso le stradine del paese, ammirando i portici, i battenti, le fontane e i violetti ancora con il selciato. Non si può sbagliare il percorso perché basta salire lungo le strette vie del centro, una risalita da quota 780 a quota 880 m slm quindi da intraprendere con calma ammirando i caratteri dell’edilizia e, sbucando dalle ultime case del paese, il paesaggio montano.
Incontrata alla sommità del paese la strada asfaltata, la si percorre per un breve tratto sino all’edificio del serbatoio dell’acquedotto e alla piccola area attrezzata, dove si può sostare per apprezzare, di fronte, la maestosità del Monte Miletto (m.2050).
Da qui inizia il sentiero erboso; prima di incontrare la pineta, sulla destra ci si può affacciare con precauzione da un balzo roccioso per ammirare il corso del torrente Callora, che scorre in basso e di cui si riesce a percepire lo scorrere delle acque.
Il sentierino erboso, realizzato in occasione del rimboschimento, è facilmente percorribile e prosegue in leggera salita con tornantini fra essenze resinose che rilasciano il caratteristico profumo. I Resti di murature, che appena appaiono, danno l’idea di piccoli ambienti, tracce rovinate anche a seguito dei lavori di forestazione, testimoniano che si sta attraversando la zona del vecchio abitato medioevale che sorgeva attorno al castello.
Passeggiata piacevole e corta che conduce nei pressi dell’entrata del castello, oggetto di recenti lavori di restauro ancora non completati. La visita all’interno del recinto fortificato fa comprendere come fosse facilmente difendibile e difficile da espugnare, come fu tentato in più occasioni.
Si può ritornare al paese scendendo lungo la strada carrabile Roccamandolfi-Longano.

SENTIERO DEI PASTORI
Il sentiero ha inizio nella zona de “Le Tre Croci”, quota 980 m slm, poco dopo il castello in direzione Longano; il primo tratto coincide con la strada realizzata qualche decennio fa, con lo scopo di creare un collegamento carrabile, ma non terminato ed il cui tracciato viene lentamente assorbito dalla vegetazione che ne nasconde le ferite.
Tracciato, quindi, per il primo chilometro e mezzo facile perché coincidente con tale pista che si pensa di rendere fruibile, in tempi rapidi, anche da portatori di handicap.
Si supera il torrente Fornello e si sale con leggera pendenza sino al primo punto di belvedere posto di fronte al castello e da dove ci si può rendere conto della posizione inaccessibile della rocca sulla ripida e alta parete verticale. Poco dopo, dall’altro punto di belvedere, si può osservare il percorso del torrente Callora – Rio Torrone e scrutare il “Sentiero dei Fringuelli”, che penetra nella profonda gola.
Il tracciato continua fra la vegetazione di carpini e maggiociondoli, che sta nascondendo lla vista le opere di sbancamento, trasformandosi in un sentierino sino al punto ove, sulla destra, si imbocca una pista erbosa che scende verso il Rio Torrone. Al termine della discesa fra folta vegetazione, si guada il torrente, nei pressi di una cascata posta a valle, e si risale sulla sponda opposta per giungere in prossimità della masseria Scasserra e del tracciato trattorabile a quota 1.070 m slm; sulla sinista il tracciato, segnalato, conduce verso Castelpizzuto e Longano.
Si gira sulla destra e percorrendolo si giunge ad un prato sul margine destro, zona ricca di farfalle, che termina con una balaustra di spuntoni rocciosi da cui ci si affaccia per osservare il torrente che scorre molto più in basso.
Si prosegue sulla traccia, sempre segnalata in occasione di un precedente intervento di individuazione dei sentieri, si lascia sulla destra il fontanile di Acqua Disciano e, con un ultimo tratto in discesa, si giunge la ponte S. Berardino, all’ingresso del paese, ove si può imboccare il “Sentiero dei Fringuelli” o ritornare al punto di partenza con un lungo tratto in salita.

IL SENTIERO DEI FRINGUELLI
Per chi vuole vivere da vicino lo spettacolo suggestivo dell’ambiente intatto della gola, reso ancor più emozionante dal percorso che si inoltra fra ripide pareti con stretti passaggi, esiste un percorso che si svolge a mezza costa lungo il torrente Callora ed il torrente Torrone.
Si potranno ammirare salti di chiare acque, anche di notevole altezza, che si dividono in cento rivoli fra pareti calcaree su cui sono abbarbicate piante di leccio, che nonostante la notevole quota, in cui il corso d’acqua si sviluppa, hanno trovato un clima adatto.
Per visitare il suggestivo e selvaggio ambiente caratterizzato dal corso del torrente è preferibile partire dal ponte di pietra, dove la provinciale scavalca lo stesso fiume, nei pressi della fontanella posta all’ingresso della parte bassa dell’abitato.
Si imbocca un sentiero erboso, per il primo tratto che si snoda a mezza costa; il percorso è agevole e parallelo al corso del torrente, che si può amministrare in basso.
Il tracciato che ci permette di entrare nella gola e percorrerla per tutta la lunghezza, sul versante destro idrografico, è un sentierino che mostra i segni di sistemazioni con muretti in pietrame a secco ed il fondo con tracce di pietre “zeppate”; si passa su cengie sino al di sopra della sorgente Capo d’Acqua, con acque sempre copiose, raggiungibile facilmente con una deviazione sulla destra che scende. Il torrente, che scorre in basso, mostra numerose marmitte dei giganti, interrotte da una serie di cascate dalle limpide acque del disgelo.
Continuando si risale lungo il pendio con una traccia sino a quando si incontra una corda di acciaio posta provvisoriamente per agevolare il passaggio sino ad uno spuntone roccioso da cui si apre lo spettacolo del corso d’acqua sulla destra e delle due cascate di fronte. Il sentierino, da percorrere adesso con cautela e con il sussidio della fune d’acciaio, è adatto solo per gli esperti; al di sotto del castello si trasforma, infatti, in una traccia appena accennata, stretta fra pareti rocciose e profondi burroni del torrente Fornello. Poco dopo si può risalire sulla sinistra verso il castello e incontrare la strada asfaltata. Ma, proseguendo, per non perdere la continuazione dello spettacolare tracciato, si ridiscende verso il letto, quasi sempre asciutto, del vallone, per poi risalire verso un altro spuntone roccioso da cui si può raggiungere il tracciato “Sentiero dei Pastori”. Si prosegue a mezza costa, al di sopra del Rio Torrone, con alcuni stretti passaggi da affrontare con cautela, e si passa al di sopra delle due cascate; una serie di cascate e scivoli sono visibili dal sentierino, che ora scorre fra il bosco che ricopre il versante sino al punto ove il “Sentiero dei Pastori” supera il vallone da cui si può raggiungere “Le tre Croci”.

IL TORRENTISMO
Da qualche anno il tratto del torrente Callora che va da poco al di sopra del Castello al ponte S. Bernardino, è frequentato da numerosi gruppi, provenienti da varie regioni, di appassionati della pratica del torrentismo, attività che si svolge percorrendo il letto del fiume con muta, casco e attrezzature tipo alpinismo, quali corde e moschettoni.
Il percorso in alveo è una palestra anche per i neofiti per la mancanza di ostacoli eccessivi, anche se non mancano tratti di una certa difficoltà e spettacolarità.
Purtroppo il periodo adatto per tale pratica è limitato prevalentemente ai soli mesi primaverili, quando le acque sono presenti in quantità tali da permetterla.
La partenza attuale è a monte del castello, nei pressi ove il “Sentiero dei Pastori” incontra il torrente Rio Torrone. Qui il primo salto nella conca, al di sotto di una serie di scivoli.
Per gli appassionati è tutto un susseguirsi di salti dalle rocce che si affacciano sulle conche o lasciarsi trasportare dall’acqua lungo scivoli fra rocce levigate; da non perdere il superamento della doppia cascata, spettacolo osservabile anche dal castello, con le figure scure per la muta indossata che si tuffano nelle verdi acque della conca.
Osservabile da vicino invece è il salto di una decina di metri nella conca posta verso la fine del percorso.
I gruppi sostano poi nei pressi del ponte S. Bernardino e del fontanile.

(Fonte: L'Area Naturale del Torrente Callora a cura di Claudio Di Cerbo)