Verdini: "P3 inesistente, la mia verità è sacra"

"Non mi dimetto, non sono colpevole di alcunché". E ancora: "La mia verità è sacra''. Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, indagato per la vicenda dell'eolico in Sardegna e da ultimo nell'ambito dell'nchiesta sulla P3, ha convocato una conferenza stampa, nella sede romana del partito, per difendersi e spiegare le sue ragioni, la "sua sacra verità".


"Non ho mai saputo nulla né conosco le attività e le finalità, né sono mai stato contattato da qualcuno''. Verdini ha sottolineato di trovarsi in una situazione ''paradossale'' in quanto indagato nonostante''non ho mai saputo nulla'' dell'associazione. Così come delle vicende attribuite nell’ambito dell’altra inchiesta, quella sull’eolico, nella quale Verdini risulta indagato.


Nemmeno su eolico: mai saputo nulla
"Mai sentito parlare di siti, terreni, e di società". Carboni? La prima volta Verdini ha raccontato di verlo conosciuto nel maggio del 2009. "Sapevo che era stato assolto
dall'inchiesta sull'omicidio Calvi, affari con lui io non ne ho mai fatti".


"Io ho messo in contatto due persone - ha precisato Verdini - ma non è successo nulla perché la Regione Sardegna non ha dato l'autorizzazione".


P3 inesistente. Con Carboni nessun affare
Il parlamentare del Pdl è intervenuto anche sulle conversazioni intercettate in pranzo a casa sua nel settembre 2009. “Ma non ci dovrebbe essere il segreto istruttorio? In questi mesi non l’ho mai visto applicato”. Dopo aver confutato le accuse Verdini ha anche precisato che “l'associazione segreta è inesistente, ma pericolosissima per la democrazia”. E questo – dice – “non per il senso che si sta dando in questi giorni all'inchiesta ma per quello che il Paese ha già visto con la P2''. Secondo Verdini, insomma, il rischio è che possa accadere quanto già visto con l'associazione guidata da Licio Gelli, ''con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenze della magistratura''.


Nelle conversazioni tra Denis Verdini e gli altri appartenenti alla presunta P3 "parlo solo delle candidature, specificamente della Campania, e non del lodo Alfano". E’ il mio lavoro avere contatti e fare istruttorie su possibili candidati sostiene Verdini che dice: “La selezione dei candidati è il mio lavoro".


"Siamo un Paese anomalo: io devo convincere il magistrato, non il contrario. Io dal magistrato ci sono andato, di più non posso fare: a cena non lo posso invitare sennò si fa la P4". Verdini non ha dubbi sull'impianto dell'inchiesta: "Qui siamo al ridicolo, se questi signori sono la P3... Io non ci credo neanche se mi puntano la pistola alla tempia". Dunque per l'onorevole del Pdl la spiegazione dell'inchiesta è un'altra: "Se qualcuno vuole strumentalizzare ed enfatizzare questa cosa, è un fatto politico. E la risposta è nella politica". A tale proposito il coordinatore del Pdl rimanda alla considerazione di Silvio Berlusconi sulla P3: "Siamo un partito presidenziale, ha parlato il presidente".


Dossier Caldoro? Solo foglio anonimo cestinato
“Rivendico con orgoglio la liquidazione dei tentativi diffamatori a tutela dell'amico Caldoro che tutti abbiamo sostenuto”. La sua candidatura a presidente della Regione Campania "si è svolta in modo trasparente", non c'è stato "nessun dossier su di lui ma un foglio giunto in via anonima al partito che è stato cestinato". Verdini ha ribadito che le informazioni diffamanti su Caldoro non sono state prese minimamente in considerazione, "ci sono state alcune telefonate, tra cui una a Cosentino", ed è risultato che si trattava "di chiacchiere vecchie e di roba di nessun conto". Poi lo stesso Caldoro disse, "giurando sul suo onore, che non era vero niente".


Debiti Giornale Toscana nelle mie tasche
''Sui soldi io parlo in modo semplice: ho una sola tasca da dove li tolgo e li metto ed ora in questa mia tasca ci sono i debiti che ho fatto per il Giornale di Toscana, soldi di gran lunga superiori rispetto a quelli di cui si pensa''. ''Mi fa specie - prosegue - quando si parla di un imprenditore che fa soldi investendo in un giornale. Vi invito - dice rivolto ai giornalisti - a chiedere ai vostri editori quali sono i guadagni''.


Dell’Utri, è amico fraterno
“Non ho mai scaricato Dell'Utri che è una persona per bene. Non c'è nulla da scaricare e sicuramente io non scarico l'amicizia'' ha anche affermato Verdini che invece non ha risparmiato attacchi al collega Italo Bocchino che di recente ha chiesto un suo passo indietro nel partito.


Fini sgarbato: avrebbe dovuto tutelarmi
Così ha riservato critiche anche al presidente della Camera: “Mi dispiace che Fini non abbia tutelato un membro, come me, della Camera. E' brutto che il presidente della Camera, il tutore della Camera chieda, direttamente o indirettamente, le dimissioni di un membro", ha aggiunto.


Bocchino. "Ancora più opportune le dimissioni"
Chiamato in causa da Denis Verdini, Italo Bocchino ha di nuovo insistito sulla linea dell'intransigenza. "Verdini con la sua conferenza stampa ha confermato di non essere più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore del Pdl e sarebbero peraltro ancor più opportune le sue dimissioni".

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