Comune di Roccamandolfi (IS)

Turismo - Costume

Fare la storia di un costume significa fare la storia di un paese, una comunità , in quanto nell' analisi di ogni abbigliamento locale si concentrano aspetti sociali, economici e culturali di un paese che si esprime e si manifesta nel modo di abbigliarsi. Il costume di Roccamandolfi è ritenuto dagli esperti uno dei costumi tradizionali più belli d'Italia, non solo in virtù della bellezza estetica ma anche soprattutto per il valore antropologico e culturale che racchiude l' abito stesso unitamente ai copiosi monili che lo corredano. Le antiche fogge locali subirono tra l' 800 ed il 900 numerose modifiche, alcune delle quali stravolsero i modelli originali.

Anticamente l' abito variava nei colori (marrone, blu, vinaccia) e negli ornamenti, in base allo stato civile di chi lo indossava ma finì con il trascorrere del tempo con l' uniformarsi in un unico colore: nero, indice di eleganza e di raffinatezza. Presso il Museo Nazionale delle Tradizioni Popolari di Roma si conserva un esemplare da coniugata. Il capo fondamentale che caratterizza l'abito è il copricapo detto "mappa" di cotone bianco per le nubili, nero per le vedove e di panno rosso per le coniugate. Di forma trapezoidale viene posta leggermente di sbieco sul capo, in modo da proiettare una leggera ombra sul viso. Quella delle coniugate è ornata da un gallone in oro filigranato e marginata da un merletto bianco. Nell'800 la "mappa" fu ricamata a punto croce mentre agli inizi del 900 fu introdotto un grazioso motivo floreale che diede maggior eleganza non solo alla mappa ma all' intero abito.

La "mappa" è arricchita con uno splendido spillone d' argento dal pomo lavorato artisticamente in filigrana, elemento fallico per forma e posizione sul capo le cui dimensioni variano dai 35 ai 65 cm, il cui peso può sfiorare 1 kg. Dono dello sposo nel giorno delle nozze, risultava tanto più grande e pesante quanto più egli era ricco. Il corpetto fu il primo capo che subì radicali modifiche, nell' 800 fu dotato di bretelle larghe, abbastanza da accogliere dei ganci d'argento detti "ciappe" a modo di fibbia la cui funzione era quella di collegare la parte bassa alle spalle, l'allacciatura era praticata sui fianchi tramite stringhe incrociate a crociera. Il corpetto che seguì con l' avvento del secolo successivo fu attillatissimo, con scollatura ovale in modo da permettere la vista della pettorina della candida camicia ricamata ad intaglio in sintonia con il colletto, chiuso davanti, sul seno, tramite gancetti nascosti, ornato con gallone a riporto delle maniche staccate dalle spalle, per permettere maggior movimento e far fuoriuscire gli enormi sbuffi della camicia. Nella parte bassa della schiena, al di sotto del punto vita, presenta un rotolino di stoffa la cui funzione è quella di allentare il peso della gonna, per le donne meno prosperose serviva ad arrotondare i fianchi. La gonna, dello stesso tessuto del corpetto e delle maniche, lunga fino alle caviglie, anticamente era confezionata con una plisettatura particolarissima detta " organetto", sostituita successivamente con un nuovo sistema di drappeggio a pieghe meno strette e profonde, che si muovono sui fianchi per congiungersi dietro, al centro, in un piegone baciato. Per le grandi occasioni come il matrimonio veniva arricchita da una delicata fascetta di seta monocolore lungo tutto il margine, sormontata a distanza da una trina barocca dorata e da una fila di gallone. Il grembiule posto davanti laddove la gonna è liscia, era di panno di lana di colore verde, viola, blu o marrone, lungo circa quanto la gonna con la parte superiore rovesciata in avanti.

Era il simbolo di protezione del sesso. Infatti toglierselo o farselo togliere in pubblico significava prostituirsi. Lungo tutto il perimetro veniva impiegato un nastro di seta policromo, con motivi floreali e ornitologici, proveniente dall' antica fabbrica di seta di S. Leucio (CE), insieme a trine e galloni. Con l' evolversi del costume sull' abito, interamente nero, tale modello fu sostituito da uno più elegante di linea diritta, di raso o di seta in tinta, arricchito sul ventre con lavorazione a nido d' ape e ornato da un merletto o passamaneria con tasca laterale per accogliere un sontuoso fazzoletto. Numerosi monili arricchiscono ulteriormente il costume, tra essi il pezzo più importante è il laccio, un lungo filo d' oro portafortuna usato anche dalla classe gentilizia borghese, dotato di un gancio scorri - nastro che ha la facoltà di scorrere lungo i due fili della collana. Le nubile lo appuntavano sul grembiule a destra, le coniugate a sinistra, simbolo di cuore libero o impegnato. La collana più vistosa è la cannaccha a grani vuoti ma voluminosi, pertanto leggeri a forma di sfera ovoidali o di barilotto.

Essa termina con un ciondolo detto "presuntuosa" o "cemmeraglia", che per la costante presenza di piccoli triangolini in oro lucido accostati in ritmica sequenza, pare una stella con al centro due cuori simbolo d' amore o una nave simbolo del viaggio da intraprendere insieme con la vita matrimoniale. Gli orecchini si preferivano a forma di boccole o di pendenti, ad essi erano attribuiti poteri apotropaici e terapeutici se dotati di elementi che generavano tintinnio. Le spille, dalle svariate forme ( forbici, chiavi, ancore), erano usate per coprire il primo bottone della camicia, appuntare il laccio e inoltre se ne mettevano tante sulla mappa in base al numero dei capi di corredo portati in dote.